Icone e gesti buddhisti
Tradizionalmente, le dipinti o sculture di icone buddhiste erano creati per richiamare i diversi stati della mente, e utilizzati come supporto durante la meditazione. Il simbolismo filosofico dell'iconografia si è tuttavia perso nelle forme tantriche del buddhismo tibetano praticato in Mongolia, con la rappresentazione di Divinità che assumono le caratteristiche del Dio potente capace di rispondere alle preghiere dei fedeli.
Tradizionalmente, le dipinti o sculture di icone buddhiste erano creati per richiamare i diversi stati della mente, e utilizzati come supporto durante la meditazione. Il simbolismo filosofico dell'iconografia si è tuttavia perso nelle forme tantriche del buddhismo tibetano praticato in Mongolia, con la rappresentazione di Divinità che assumono le caratteristiche del Dio potente capace di rispondere alle preghiere dei fedeli. Le icone sono esposte ben in vista nei templi e nelle case, e offerte d'incenso, dolci, burro, grano e denaro sono poste davanti a loro.
I Mongoli ritengono che ogni divinità possegga poteri specifici, come la capacità di proteggere dalla malattia o di conferire una lunga vita. Ogni individuo possiede un "Dio protettore" corrispondente alla sua data di nascita. Tra le divinità più comunemente rappresentate nelle sculture e nei quadri mongoli, si trovano i Buddha del passato, del presente e del futuro. Avalokiteshvara (Janraisig) rappresenta la compassione, Manjushri rappresenta la saggezza e Tara rappresenta l'aspetto femminile della compassione. Janraisag e Manjushri sono i due bodhisattva che hanno raggiunto la saggezza e la virtù perfette, ma continuano ad aiutare gli altri assumendo la loro sofferenza prima di entrare a loro volta nel Nirvana.
Nell'iconografia buddhista, ogni divinità è dipinta con un gesto caratteristico delle mani, che simboleggia l'attività o lo stato mentale di quella divinità.


