La Mongolia è diventata mercoledì scorso il
105esimo paese al mondo ad abolire la pena di morte, dopo l'approvazione di un nuovo Codice Penale da parte del Parlamento mongolo che entrerà in vigore a
settembre 2016.
Una decisione probabilmente facilitata dalle posizioni del
Presidente mongolo Tsakhiagiin Elbegdorj, noto per le sue misure abolizioniste, in particolare l'interruzione delle esecuzioni sin dal suo arrivo al potere nel
2010.
Il Ministro della Giustizia Khishigdemberel Temuujin ha dichiarato che questa decisione era attesa da tempo, aggiungendo al suo ragionamento:
"Non c'è un aumento significativo dei crimini nei paesi che non hanno più la pena di morte".
Questa decisione è stata fortemente
accolta con favore mercoledì scorso dall'Alto Commissario dell'ONU per i Diritti Umani, Zeid Ra'ad Al Hussein, il quale ha dichiarato:
"Questo sviluppo è molto incoraggiante e rappresenta una misura di progresso concreta per i diritti umani, anche per le persone riconosciute colpevoli di crimini atroci".
"Non dobbiamo permettere che atti, per quanto atroci, ci privino della nostra umanità", ha aggiunto.
Il Servizio europeo per l'azione esterna, organo istituzionale dell'Unione europea che ne costituisce il servizio diplomatico, ha anche
congratulato la Mongolia per la sua decisione, definendola una
"splendida notizia" e ha colto l'occasione per incoraggiare i paesi della regione a seguire l'esempio.
"La pena di morte rappresenta una punizione crudele e disumana che inoltre non riesce a dissuadere i comportamenti criminali, e che costituisce una grave violazione della dignità umana", ha dichiarato un portavoce del
SEAE in una nota.
Da notare che la Mongolia non ha effettuato alcuna esecuzione dal
2008, secondo l'ONG
Amnesty International.

Val la pena ricordare inoltre che negli
anni Cinquanta, la Mongolia aveva già abolito la pena di morte per crimini ordinari come gli omicidi, ma era tornata su questa decisione soltanto 10 mesi dopo a causa della
pressione popolare.
Per evitare che una tale inversione di rotta si ripeta, l'organizzazione
Amnesty International si impegna a proseguire le sue azioni in Mongolia, e farà tutto il possibile per sensibilizzare altri paesi dell'Asia e del mondo al fine di eliminare definitivamente queste esecuzioni sommarie.