Un bambino mongolo in un documentario

Un bambino mongolo in un documentario

Un bambino mongolo in un documentario

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L'orologio biologico del mondo del cinema conta i giorni fino a maggio, quando «I bebè», un documentario che segue la vita di quattro bambini ai quattro angoli del globo, arriverà sugli schermi.

14 marzo 2010 L'orologio biologico del mondo del cinema conta i giorni fino a maggio, quando «I bebè», un documentario che segue la vita di quattro bambini ai quattro angoli del globo, arriverà sugli schermi.

I bambini sono Ponijao, che vive con la sua famiglia in Namibia, Bayarjargal della Mongolie, Mari da Tokyo e Hattie da San Francisco. Il regista ci invita a condividere la vita quotidiana di 4 bambini con stili di vita sorprendentemente diversi, ma che condividono anche molti punti in comune. Ad esempio, non avremmo mai immaginato che causare sofferenza involontariamente agli animali fosse un comportamento universalmente condiviso dai bambini. Eppure comprendiamo rapidamente questo comportamento vedendo la pazienza messa a dura prova degli animali, che siano gatti o capre.

Il regista Thomas Balmes non esagera il lato affascinante dei suoi protagonisti. Il testo dei bambini non è soffiato e non ricorre a una voce narrante esplicativa. Lascia semplicemente che le telecamere si immischino nella vita quotidiana dei bambini, spesso dal loro punto di vista con un minimo di dialogo degli adulti che li circondano. Bisogna stare attenti a Bayarjargal della Mongolie che ha rubato la scena e che trascorre gran parte del film affrontando suo fratello maggiore che lo colpisce discretamente non appena la telecamera inizia a girare. Suo fratello maggiore, tra l'altro, lo mette nel suo passeggino e lo abbandona in mezzo agli animali. Ne seguono allora un grande momento d'ansia che cede il posto a grandi occhi di meraviglia. Bayarjargal, che lotta con una capra assetata per l'acqua del bagno, ha anche il vantaggio di godere dei più bei paesaggi. Le scene girate in piena natura, con le montagne, il cielo blu e il rumore dei cavalli che corrono nella steppa immensa stregheranno un pubblico occidentale che sogna i grandi spazi della Mongolie.

Charlène Nomadays Redattrice SEO della prima ora presso Nomadays, diventata content manager e responsabile della comunicazione, Charlène accompagna l'avventura fin dai suoi inizi con passione e fedeltà. Dopo aver vissuto sette anni in Asia – dalla Cina alla Tailandia, passando per la Mongolie e la Corea del Sud – ha fatto del viaggio un modo di essere nel mondo. Innamorata delle parole, della natura e degli incontri, si impegna a trasmettere nei suoi testi una visione sensibile, consapevole e responsabile del turismo. Ogni articolo è per lei un ponte tra curiosità, rispetto e meraviglia.

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